Le attività culturali del Filatoio

Il Filatoio di Caraglio si distingue per un genius loci nel quale la sintesi di storia, tradizione, tecnologia ed integrazione con la natura del territorio circostante favorisce un'esperienza profonda dei sensi. Questo aspetto definisce il posizionamento marketing del Filatoio sul piano turistico: un luogo da vivere, non da consumare, un turismo in linea con la Slow Life.

Opere d'arte, musica, danza, teatro: un programma articolato e ricco di appuntamenti per scoprire il Filatoio, per creare empatia e complicità tra il pubblico, gli artisti e il luogo delle rappresentazioni, in collaborazione con Associazioni locali per promuovere il territorio e le sue peculiarità : Insieme per Caraglio, Di filo in filo, La Cevitou, Istituto Civico Musicale, Teatro Caragliese, Cinema Contardo Ferrini.

L'arte in tutte le sue forme accompagnati dalla tradizione enogastronomica locale con momenti di convivialità di eccellenza che agiscono come leva di marketing per la promozione dei sapori del territorio.

TERRA DI SETA

Mostra temporanea dell'artista parigino Jérémy Gobé.
Inaugurazione domenica 29 ottobre alle ore 16.00
Visitabile dal 29 OTTOBRE 2017 al 07 GENNAIO 2018

Jérémy Gobé è uno scultore funambolo e la nostra fortuna è di poterlo seguire sul suo filo sottile: l’esposizione delle sue opere che si terrà al Filatoio di Caraglio, Terra di Seta, riafferma a tale proposito il legame che il giovane artista intrattiene con il filo - di seta in questo caso - e le sue estensioni matiéristes.

Le opere di Jérémy Gobé si inseriscono in modo naturale in questo luogo «dove i muri mormorano»: la sua Liberté guidant la laine, opera ormai stabile al Filatoio, fa risuonare l’eco delle lotte… colore rosso, pugni tesi e mani legate, esaltati dalla magia di un arazzo immenso e tentacolare, vero e proprio monumento alla gloria del lavoro di manovali e sognatori, operai e artisti.

"400 000 cocons" attirerà specialmente l’attenzione del visitatore: 400.000 bozzoli delicatamente disposti per creare un monumento alla seta, un inno alla gioia di vivere, a quella di vedere e a quella di sognare. Sappiamo che il filo che compone un bozzolo misura circa 1000 metri; l’artista ha quindi a disposizione 400.000 kilometri di filo di seta, esattamente quelli di cui ha bisogno per farci percorrere la distanza tra la Terra e la Luna.

Passo dopo passo, pian piano, lungo il filo, risponderemo all’invito: in equilibrio tra sogno e realtà, ci metteremo in cammino sul sottile spessore del giorno.

Sabine Barbé - Relatore e Storico dell’Arte, Ottobre 2017

Ente promotore: Fondazione Filatoio Rosso
In collaborazione con Fondazione Artea e Regione Piemonte
Con il sostegno di Fondazione CRC
Con il patrocinio di Comune di Caraglio
Eventi collaterali: Kalatà - Progetti per fare cultura

Le attività della Fondazione Filatoio Rosso sono realizzate con il sostegno della Compagnia di San Paolo


LA VALLE (RI)TROVATA

La valle (RI)trovata
Mostra temporanea dal 21 ottobre 2017 al 10 dicembre 2018

1963-2017: fotografia e nuove esperienze di reportage sulle orme di Clemens Kalischer.

Al termine di un lavoro iniziato circa un anno e mezzo fa, giunge a compimento il progetto denominato “La Valle [Ri]trovata” che vede come capofila l’Associazione Culturale Contardo Ferrini.
Si tratta di un viaggio fotografico concepito con il taglio del reportage, nato per indagare sul presente della Valle Grana.
L’iniziativa prende spunto dal preziosissimo lavoro che il fotoreporter americano Clemens Kalischer realizzò nella nostra vallata durante l’estate del 1963. Il fotoreporter americano si innamorò perdutamente di una piccola valle incontrata per caso, la valle Grana. Qui realizzò uno dei suoi reportage più intensi, segnando in maniera indelebile la storia della valle stessa.
Ognuno degli scatti realizzati dal fotografo racconta una storia. Profonda, intensa, lontana. Si intravede una vita scomparsa, cacciata via dall'arrivo della grande industria che ha svuotato le montagne.
Quel servizio fotografico, rimasto in un cassetto per anni, riemerse a metà degli anni Novanta in una mostra presso il Museo Nazionale della Montagna di Torino.
Nato per essere un racconto contemporaneo, il lavoro di Kalischer rappresenta oggi una testimonianza storica unica.
Da questi elementi è partito il gruppo di lavoro de “La Valle [Ri]trovata”, costituito da Raffaella Simonetti, Luca Prestia, Erica Liffredo e Giorgio Ariaudo.
L’obiettivo è stato quello di tornare ad utilizzare lo strumento del reportage per fissare uno sguardo sul presente del nostro territorio.
Per raggiungere lo scopo è stato indetto in primavera un concorso per giovani fotoreporter dai 18 ai 30 anni, veicolato attraverso vari forum e siti internet di settore.
La risposta è stata superiore alle aspettative e una prima scrematura ha ridotto a cinque la lista dei finalisti. Questi ultimi hanno potuto organizzare individualmente il loro reportage durante i mesi estivi. A inizio settembre è stata proclamata vincitrice la milanese Chiara Marrabello.
“La Valle (Ri)trovata” diventa ora una mostra, la prima organizzata dall’Associazione Contardo Ferrini in collaborazione con il Filatoio di Caraglio.
L’esposizione conterrà la produzione inedita del progetto e, eccezionalmente, quaranta scatti dello storico servizio di Clemens Kalischer amichevolmente messi a disposizione dal Museo Nazionale della Montagna.
I nuovi reportage saranno a loro volta pubblicati in un volume edito da L’Araba Fenice.
A completamento dell’azione culturale, è in fase di montaggio un documentario di video-interviste che ha messo a confronto generazioni diverse della valle.

Non c'è tradizione senza futuro, né futuro senza passato. Come scrisse Primo Levi: "Se comprendere a volte è impossibile, conoscere è necessario".

Vi aspettiamo dal 21 ottobre al 10 dicembre!
Ingresso gratuito

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LA LIBERTE’ GUIDANT LA LAINE

“LA LIBERTE’ GUIDANT LA LAINE” dell’artista Jérémy Gobé nelle sale del Museo del Setificio Piemontese.

L’opera è realizzata grazie al contributo della Banca di Caraglio e si inserisce all’interno di un più ampio progetto di valorizzazione del Filatoio sviluppato grazie al sostegno della Compagnia di San Paolo.

L’installazione rimarrà permanentemente esposta nella sala dei grandi torcitoi da seta, come testimonianza dell’ evoluzione in campo tessile e rivoluzione industriale avvenute proprio al Filatoio di Caraglio.

Gobé è uno scultore eclettico che si misura fisicamente e intellettualmente con molti materiali differenti e ha raggiunto nell’arte tessile, e non solo, una felice e compiuta esplicitazione del proprio pensiero filosofico e della propria ricerca artistica, traducendola in installazioni di grande impatto. Il principale obiettivo dell’artista è il rispetto delle manifatture e delle fabbriche oggi chiuse e talora dimenticate: dare nuova energia agli oggetti del passato per realizzare nuove opere nel presente e per ispirare progetti futuri. “Noi siamo solo una tappa di questo naturale processo creativo, in costante evoluzione”.

Questo lavoro si intitola “La liberté guidant la laine”, con un chiaro riferimento all’iconico dipinto di Eugène Delacroix del 1830 che rappresenta la Libertà che guida il Popolo, immagine divenuta simbolo dei diritti umani , con chiari riferimenti alla Rivoluzione Francese nella figura della Marianne che simboleggia la Francia . Inserendo la forma tridimensionale dei gesti del dipinto di Delacroix nel tessuto, emergono dalle pareti delle forme piene di vita, che evocano l’energia dei singoli personaggi.

Per maggiori informazioni: 0171 618300 - info@fondazionefilatoio.it – www.filatoiocaraglio.it


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Y KIMONO NOW
PERCHÉ KIMONO OGGI

dal 23 luglio al 19 novembre
MOSTRA TEMPORANEA

Il Filatoio di Caraglio, il più antico setificio in Europa ancora esistente, l’unico ad essere stato recuperato come museo e spazio espositivo, da domenica 23 luglio a domenica 5 novembre 2017 ospiterà una mostra che, attraverso oltre 100 kimono originali, propone un viaggio nel mondo, nella cultura e nell’estetica del Sol Levante, ancora oggi fonte di suggestioni per arte, grafica, design e moda.

La scelta del luogo non è casuale: nel 1868, quando il Giappone si apre al mondo con la restaurazione Meiji, i setaioli italiani sono già nel paese da diversi anni per approvvigionarsi dei bachi giapponesi, gli unici a resistere alla pebrina, malattia che impedisce al baco di produrre il prezioso filo. Furono dunque i semai, i setaioli italiani in Giappone, i primi ad instaurare un importante rapporto di fiducia e conoscenza con il paese del Sol Levante e tra i semai piemontesi, uniti nella “Società Bacologica Torinese”, alcuni erano proprio di Caraglio.

Nel percorso di mostra – progetto di Consolata Pralormo curatela di Nancy Stetson Martin con Fabiola Palmeri – emergono la vita, le tradizioni, le feste e i paesaggi giapponesi grazie ai motivi decorativi, ai colori, alle raffinate rappresentazioni di fiori e foglie, insetti e animali, montagne e onde impetuose. Dal linguaggio del decoro, parte integrante della cultura giapponese, emerge quel vasto impero dei segni che racchiude il pensiero poetico di una cultura visiva di origini antiche e significati profondi. “…In Asia il decoro parla” afferma Nancy Martin Stetson.
Attraverso 4 sezioni dedicate rispettivamente al succedersi delle stagioni, al paesaggio, all’acqua e all’arte, la mostra mette in luce la bellezza dei kimono e ci parla del Giappone, da sempre luogo di straordinaria potenza evocativa e da oltre un secolo punto di riferimento estetico per l’Occidente. Quella stessa estetica che a fine Ottocento conquistò e sconvolse il mondo artistico europeo, influenzando, tra gli altri, Vincent Van Gogh, Claude Monet e Gustav Klimt, fino a Mondrian e Maria Lai, continua ancora oggi a ispirare artisti, fra i quali Takashi Murakami ed il giovane Yoshiyasu Tamura. Il kimono è anche un archetipo per fashion designer come Issey Miyake e Rei Kawakubo, per il kimono designer Shinobu Baba che li disegna adattandoli al corso del tempo e contagia positivamente la produzione di grafica e cinematografica contemporanea.


“Il linguaggio del decoro va studiato – sostiene Nancy Martin Stetson – il suo luogo di esposizione privilegiato è il kimono che ci fa intravedere un mondo ordinato e forse felice, raccontato in segni… È questo mondo, attraverso i suoi motivi, i suoi pattern e i suoi colori, che vogliamo raccontare”.

I kimono esposti provengono da una preziosa collezione privata, composta da oltre 700 kimono quotidiani e destinati alle cerimonie familiari del periodo Meiji (1868-1912), del breve periodo di pace Taishō (1912/1926) e del primo ventennio del periodo Shōwa (1926/1945).
Accompagna la mostra un catalogo a cura di Paola Gribaudo edizione Gli Ori.
La mostra “Y kimono now” è realizzata grazie al contributo di Fondazione CRT, Fondazione CRC, Compagnia di San Paolo, e Banca di Caraglio.


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